Il rivoluzionario non deve avere fretta: la questione del CLN o Fronte Sovranista

Gramsci

L’Ordine Nuovo – 1 maggio 1919 – Anno I. – N. 1.

di Stefano D’Andrea

Chi accetta la impostazione rivoluzionaria della lotta, chi si elegge un compito così gigantesco come quello di rovesciare un potere dispotico saldamente costituito, non deve avere fretta. Il rivoluzionario che ha fretta che si scoraggia perché la vittoria non appare ancora vicina, che diventa facile preda del pessimismo, non è un vero rivoluzionario. Il vero rivoluzionario deve sapere sfidare il tempo, specie quando il tempo si misura ad anni, come nel caso di noi italiani. Dalla calma risoluta del rivoluzionario si misura la sua forza. Egli è tanto sicuro della bontà della sua causa che accetta con serenità il trascorrere degli anni e anche la propria morte prima che la battaglia sia vinta, nella certezza che altri la proseguiranno” (Carlo Rosselli, citazione trovata in epigrafe su Ecosocialismo latino).

A causa del grande inganno  perpetrato dai media mainstream, della grande ignoranza e del bassissimo livello della classe dirigente italiana, precisamente quella di secondo livello, nonché della mala fede della elite della medesima classe dirigente, il popolo italiano è stato a lungo “europeista”, ossia favorevole all’Unione europea. La sostituzione di crediti (anche per l’acquisto di beni di consumo) a salari, la diminuzione della propensione al risparmio, anche per il mutamento della struttura sociale (meno figli e quindi meno spese), l’esistenza di rilevanti risparmi accumulati dalle generazioni precedenti, per lungo tempo non hanno fatto avvertire al popolo l’impoverimento che proseguiva almeno dalla stipulazione del Trattato di Maastricht. I tre fattori indicati, infatti, impedivano o attenuavano la diminuzione della domanda aggregata: i minori redditi da lavoro erano compensati dalla spesa di precedenti risparmi, da minore propensione al risparmio, da mutui trentennali e dal credito al consumo.

Da alcuni anni una serie di blog hanno iniziato a svolgere un importante ruolo di contro-informazione su uno o più profili dell’Unione europea. I migliori di questi blog hanno anche esposto criteri alternativi di valutazione. Insomma non semplice contro-informazione ma anche contro-valutazione: non solo altre informazioni ma altri criteri con cui valutare le informazioni mainstream.

Si è creato così un movimento di opinione sufficientemente vasto che ha finito per influenzare, sia pure marginalmente, partiti e movimenti presenti in Parlamento.

Fino ad ora, tuttavia, le posizioni di alcuni partiti e movimenti presenti in Parlamento sono di cauta critica all’Unione europea e non esiste ancora un serio e consistente partito o movimento che sia dichiaratamente anti-unionista o sovranista: un partito che voglia distruggere l’Unione europea, liberare la Repubblica dalla gabbia unionista, restaurare la Costituzione al vertice del nostro ordinamento e reintrodurre il dirigismo costituzionale, che ha caratterizzato trentacinque anni di storia, per sostituirlo ai (dis)valori unionisti della concorrenza, del libero scambio, dei mercati “liberi” di creare bolle, della disoccupazione e della deflazione salariale.

Come si crea questo movimento o partito e soprattutto quanto tempo abbiamo per crearlo?

Intanto, chi pensa che l’Italia abbia bisogno di un simile partito o movimento non credo possa sostenere che esso sarebbe utile se nascesse tra due anni ma inutile se nascesse tra tre. Che ragionamento sarebbe? Quali argomenti si possono addurre a favore di una simile conclusione? Quindi chi desidera il partito o movimento antiunionista ossia sovranista vuole che esso nasca e che nasca forte. Poi, ovviamente, come per ogni desiderio, è legittimo e normale sperare che il desiderio della nascita del partito sovranista si realizzi prima possibile.

Non dovrebbe essere difficile convenire che non esiste, in questo momento, alcun gruppo, associazione o piccolo movimento sovranista che abbia dimostrato di poter raggiungere da solo l’obiettivo in due o tre anni. Perciò non vi è dubbio che le condizioni storiche impongano di tentare la formazione di un’Alleanza Sovranista o meglio un Fronte Sovranista. Tra i sovranisti, infatti, sono in molti a desiderare un CLN, che è proprio ciò che noi chiamiamo Alleanza o Fronte.

Tuttavia, nella prospettiva del CLN si annida un grave rischio.

Il rischio è che si voglia costruire un’alleanza senza che esistano le frazioni sovraniste realmente esistenti, ossia consistenti al punto da essere in grado di poter compiere un’azione politica nazionale, sul tipo di quella che hanno tentato gli organizzatori del movimento del 9 dicembre.

Sarebbe un errore mortale, per più ragioni:

a) intanto verrebbero a ricoprire un ruolo persone che fino ad ora non hanno dimostrato si saper aggregare una pluralità di persone, di tenerle insieme, di far vivere un’associazione per un certo tempo senza subire lacerazioni e scissioni di rilievo. Addirittura verrebbero a ricoprire un ruolo persone dal carattere fortemente scissionista. E’ interesse di tutti, invece, che simili persone vengano paralizzate e non abbiano alcun ruolo all’interno dell’Alleanza o Fronte;

b) in secondo luogo, è molto più facile concludere un patto federativo tra tre, quattro, cinque o al massimo sei soggetti collettivi, che abbiamo dimostrato stabilità e che nella conclusione del patto possano essere rappresentati da un unica persona (proprio per la loro unità), che non concluderlo tra venti o trenta gruppetti. Direi addirittura che è assolutamente impossibile concludere un accordo tra trenta gruppetti. Non è un caso che nel 1943, i partiti che componevano il CLN fossero sei, non trenta. Tanto più che nel nostro caso si tratta di costituire un Fronte che dovrà presentarsi alle elezioni come un’unica lista e che dovrà rimanere assieme per più anni di quanto fossero destinati a rimanere uniti i partiti del CLN nel 1943. Insomma più un vero Fronte popolare che una semplice alleanza;

c) in terzo luogo, è sperabile, e anche in una certa misura prevedibile, che una rilevante frazione dell’Alleanza o meglio del Fronte venga fuori da militanti e simpatizzanti del M5S. Invero in molte città si avvertono non pochi scricchiolii dovuti al modo in cui talvolta vengono formate le liste per le elezioni comunali. E’ prevedibile quindi che ben presto un numero sufficiente di militanti e simpatizzanti pentastellati si accorgano di cosa sia la democrazia (etero)diretta. Quando gli scontenti saranno in numero sufficiente, la rete consentirà facilmente ad essi di organizzarsi. Non è detto che gli scontenti della democrazia eterodiretta siano i sovranisti. Tuttavia, da un lato, in parte potrà esservi coincidenza tra sovranisti e scontenti, dall’altro, i veri sovranisti che militino o simpatizzino per il M5S, prima o poi, se il M5S non sceglierà, ufficialmente, compattamente come linea del movimento, una posizione sovranista, non potranno che abbandonare il movimento. Che senso avrebbe stipulare un patto federativo adesso, che poi i sovranisti ex pentastellati dovrebbero prendere o lasciare o che dovrebbe essere ridiscusso e contrattato una seconda volta con loro? Ugualmente, è prevedibile che dopo il sicuro fallimento della lista Tsipras, verrà ufficialmente accertata la morte della ormai piccola galassia della sinistra radicale. Non mi sembra ingenuo prevedere che un centinaio di iscritti e simpatizzanti daranno vita a una formazione dichiaratamente sovranista, aperta a vaste alleanze da vecchio arco costituzionale (i fanatici non ci interessano) e che in meno di un anno possa sorgere una valida e consistente frazione, che potrebbe essere composta da un migliaio di iscritti di valore. Che senso avrebbe stipulare un patto federativo adesso, che poi i sovranisti provenienti dalla sinistra radicale dovrebbero prendere o lasciare o che, invece, dovrebbe essere ridiscusso e contrattato una seconda (terza?) volta con loro? Inoltre, non si può escludere che dalla implosione del movimento fino ad ora corporativo del 9 dicembre emerga un gruppo decisamente sovranista, che provi a raccogliere le forze sovraniste all’interno di questo movimento. Che senso avrebbe stipulare un patto federativo adesso, che poi i sovranisti provenienti dal movimento del 9 dicembre dovrebbero prendere o lasciare, o che, invece, dovrebbe essere ridiscusso e contrattato una seconda (quarta?) volta con loro? Infine, sono ancora troppi i sovranisti preparati che ancora non hanno dato vita a una piccola formazione reale ma appartengono a mailing list, gruppi facebook o sono semplici seguaci di blog: alludo a molti bagnaiani, borghiani, rinaldiani, alla rete Lira, a Reimpresa, al gruppo economia5stelle e simili. Perché non attendere che, una volta svolte le inutili elezioni europee, uno o più di questi gruppi, compresa l’insensatezza della posizione che ora spinge la maggioranza di essi ad appoggiare una o altra forza del PUDE (la inconsistente strategia di “inoculare il PUDE”), decidano di dar vita al tentativo di creare un’altra significativa, consistente e preparata frazione? Che senso avrebbe stipulare un patto federativo adesso, che poi la nuova frazione dovrebbe prendere o lasciare, o che, invece, dovrebbe essere ridiscusso e contrattato una seconda (quinta?) volta con tale ipotetica frazione? Perché non pungolarli o invitarli a darsi da fare per costruire qualche cosa di nuovo o, in alternativa, aderire alle frazioni che già esistono e cessare comunque si essere semplici sovranisti-divulgatori-politicamente isolati?

d) la costituzione immediata di un Fronte che non fosse capace nemmeno di radunare 3000 persone in una piazza romana darebbe l’idea (realistica) del carattere virtuale e gruppettaro del Fronte. Costituire un Fronte che ancora non è capace di agire, che conseguenze positive avrebbe, oltre quella negativa di generare sconforto, sfiducia e (meritata) disistima per il carattere velleitario dell’iniziativa?

Pertanto esistono molte ragioni per ritardare la creazione dell’Alleanza o Fronte e non ne esiste nemmeno una per procedere immediatamente alla costituzione.

Continuiamo a lavorare alla costruzione delle frazioni. Poi quattro o cinque o sei frazioni consistenti costituiranno il Fronte in meno di 48 ore. Per coloro che già militano in una o altre piccola formazione, il modo migliore per contribuire alla costituzione del Fronte consiste nel continuare a costruire ed ingrandire la formazione della quale fanno parte. Allo stesso modo,  per i sovranisti che ancora non abbiano scelto di aderire ad una o altra piccola formazione e siano isolati, non c’è alcun modo per contribuire alla formazione del Fronte se non aderire ad una delle frazioni esistenti o, alternativamente, concorrere con altri al tentativo di crearne una o due ulteriori.

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Una risposta

  1. Durga ha detto:

    Giusto non avere fretta, ma cio’ non deve portare a rassegnazione e inazione. Voi dite, giustamente, che soci e simpatizzanti devono fare proselitismo. Forse l’avevo gia’ accennato, ma mi ripeto. Per me, magari perche’ sono piu’ a contatto con persone che vivono di stipendi o pensioni (reddito fisso), la critica che mi viene rivolta piu’ frequentemente se prospetto un’uscita dall’Euro e’ che il loro POTERE D’ACQUISTO (al di la’ di inflazioni o svalutazioni varie) subirebbe un tracollo, dopo essere gia’ stato falcidiato quando nell’Euro siamo entrati. Ora, io sono convinta che per il Paese sia meglio recuparare la sovranita’ e uscire dalla UE (non solo dall’Euro), ma non vorrei che si volesse far pagare tutto ai ceti piu’ deboli. Non e’ possibile mettere nel programma dell’ARS una qualche tutela per questo tipo di cittadini, magari un’indicizzazione almeno parziale di pensioni e salari, o qualcosa di simile?

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