Non hanno fatto parlare Cremaschi? Ben gli sta.

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3 Responses

  1. FD says:

    Non è facile per chi era convinto di alcune idee cambiarle,se questo avviene lo ritengo una cosa positiva.
    Non è facile digerire un sabotaggio di un mancato intervento in un’assemblea e proprio per questo ritengo che ripagare con la stessa moneta invertendo i fattori sia un azione “educativa”,se poi a questa accompagniamo anche una salutare “rieducazione politica.”è un pessimo segnale politico,umano,che non produce buoni frutti ma frutti avvelenati.La Sovranità a cui aspiriamo non è solo una Sovranità Politica Economica ma sopratutto una Sovranità dei diritti individuali oltre che collettivi e se qualche persona che li ha calpestati rinsavisce va bene ricordargli i suoi errori ma infierire con un “campo di lavoro rieducativo” mi sa che non è per niente una buona cosa ne una buona strada da intraprendere.per coloro che rinsaviranno nel corso del tempo si rischia di diventare “isolazionisti” e questo metodo non mi piace affatto e spero che non si ripeta più.
    Ferraioli Domenico

  2. stefanodandrea says:

    Caro Domenico,
    a me interessava illustrare a giovani e operai che Cremaschi non vale nulla, perché organizzò un’assemblea ammettendo un’unica posizione e quindi evitando ogni discussione. E non era un’assemblea come quella che noi svolgeremo a Pescara: non c’era ancora un atto costitutivo, né un progetto, né un documento di analisi e proposte. Era un embrione di qualcosa che doveva nascere. Quindi la discussione teoricamente doveva essere molto aperta.

    Non miro a isolarmi. Anzi. Miro a mostrare alcune verità ai più svegli tra coloro che erano presenti in quell’affollata assemblea, nella speranza che alcuni ci prendano in considerazione.

    Cremaschi non ci serve (salvo che voglia umilmente militare, volantinare e banchettare) – e se fosse vero il contrario, potremmo abbandonare il nostro progetto, che invece va avanti alla grande, per qualità delle persone che si stanno iscrivendo e per quantità dei simpatizzanti e curiosi che verranno all’assemblea (coloro che si iscrivono immediatamente sono un po’.meno – ma questo è nell’ordine delle cose).

    Ovviamente io parlo dell’ARS. Non serve all’ARS. E se le cose stanno così, non c’è nessun isolazionismo.

    Se un giorno dovesse esserci una grande alleanza le cose sarebbero diverse.
    E’ più grave non lasciar parlare gli unici che hanno una idea diversa o, dopo che non ti hanno lasciato parlare, esprimere contentezza perché il monopolista narciso senza truppe è stato poi ridotto a sua volta al silenzio? Io credo che sia più grave il primo comportamento. E ciononostante non mi opporrei alla presenza di Cremaschi in un’alleanza (ma ricordati che il comitato no debito è una somma di movimenti: Cremaschi è l’unico non appartenente ad alcun movmento. Non ha alcun seguito immediato). Se Cremaschi al contrario si opponesse, allora vorrebbe dire che è veramente un deficiente. Ma sinceramente non credo che ciò accadrebbe. Quindi, nemmeno sotto il profilo delle alleanze mi senti un isolazionista.
    Semplicemente io sto lavorando per l’ARS; perché all’assemblea di giugno partecipino 300 persone; perché a quella dell’anno successivo partecipino 2000 persone; perché a quella ancora successiva siano 15000. Allora esisteremo e ci alleeremo con chiunque avrà lavorato e prodotto risultati – non con gruppetti virtuali: il progetto dell’ARS è questo fin da principio, come sai. Vedrai che tra due anni Cremaschi sarà ancora solo e “senza truppe” (come mi diceva ieri a cena un suo amico, “è una vita che è solo e senza truppe”). Nemmeno lo prenderemo in considerazione. Ripeto, e non scherzo, se vorrà si iscriverà all’ARS.
    Un abbraccio.
    Ci vediamo a Pescara

  3. FD says:

    Io non sono certamente un difensore di Cremaschi,ponevo semplicemente un problema che ci si parerà difronte tra non molto tempo visto che oramai tranne i sinistrati moltissimi a sinistra hanno compreso che questa Europa è irriformabile perchè non ha nulla dello spirito dei padri fondatori.è solo uno spazio di libero mercato dove non è la Politica che dirige la Musica ma sono solo gli speculatori liberisti.a cui gli stati debbono obbedire. A questo “risveglio” dobbiamo essere attrezzati anche nell’interlocuzione e nel modo di relazionarsi con essi.Evitando di dare la sensazione che si voglia infierire per il ritardo all’appuntamento con la Storia che noi stessi creiamo
    un saluto
    ferraioli domenico

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