La Polonia da uno schiaffo a Bruxelles: non vuole più l’euro. L’Europa dell’austerity non è più una meta

You may also like...

5 Responses

  1. Ugo says:

    Certo che i “conti sono a posto”! Così i beoti pensano che vada tutto bene. Ma le partite correnti della Polonia parlano chiaro: la sua “credibilità” (aggancio all’euro) ha già innescato afflusso di capitali stranieri e ha già segnato il suo destino di bancarotta. Per evitarlo, farebbero bene a svalutare subito.
    Sono i capitali stranieri che han drogato l’economia facendola crescere, ma è una crescita innaturale, destinata a saltare in aria.
    La Polonia sente puzza di fregatura, ma ancora non ha capito come funziona il trappolone. Temo per lei che questo non la salverà.

  2. stefanodandrea says:

    Ugo, osservazione importante.
    Aggiungo che la Polonia è uno stato con deroga e ai sensi dell’art. 142 del TUE”Ogni stato membro con deroga considera la propria politica del cambio come un problema di interesse comune”; e ai sensi dell’art. 141, fintanto che vi sono Stati membri con deroga la BCE sorveglia il funzionamento del meccanismo di cambio”. Né esistono possibilità di bloccare, rallentare o regolare il deflusso, in ragione del principio di libera circolazione dei capitali. Esiste invero la possibilità di ricorrere all’art, 143 “In caso di difficoltà o di grave minaccia di difficoltà nella bilancia dei pagamenti di uno Stato Membro con deroga”, che tuttavia implica un accordo tra stato e Commissione. Mentre l’art. 144 prevede l’ipotesi di “un’improvvisa crisi nella bilancia dei pagamenti e qualora non intervenga una decisione ai sensi dell’art. 143, comma 2”. In tal caso possono essere prese “misure di salvaguardia necessarie”. Ma la libertà è minima, perché non ci si può sottrarre ai principi: le misure “devono provocare il minimo turbamento possibile nel funzionamento del mercato interno e non andare oltre la portata strettamente indispensabile a ovviare alle difficoltà impreviste manifestate”. E il giudice si trova a bruxelles.
    Insomma, qualche cosa possono fare, sia perché non hanno ‘euro; sia perché possono avvalersi della disciplina degli stati con deroga. Sarebbe un bene che gli stati con deroga si facessero coraggio e cominciassero ad avvalersi di questa disciplina..

    • Ugo says:

      Grazie per i riferimenti legislativi.
      Temo però che il problema sia più banale: non c’è consapevolezza di quale sia il problema.
      Basti pensare che la Lettonia, che ha appena votato l’ingresso definitivo, si sente sicura per i propri risultati economici (debito pubblico basso, PIL in crescita) e esprime timori solo a causa dei paesi mediterranei, che non si sa bene come potrebbero trascinarla in crisi.
      Incredibile come non si renda conto invece che il problema ce l’ha in casa, si chiamano capitali esteri in ingresso (o debito privato estero fate uin pò voi), che sono già arrivati copiosi e aspettano solo di arrivare al punto di rottura per innescare la crisi, che poi si scaricherà sul loro debito pubblico.
      E’ un film già visto molte volte con titoli diversi: Grecia, Irlanda, Spagna, Portogalli, Cipro, … ma sembra che i politici europei non imparino mai.

  3. stefanodandrea says:

    Ugo,
    non mi è chiaro se tu dici che il problema è l’eccessivo afflusso – e io sono d’accordo, avendo scritto già quattro afrticoli per ricostruire la disciplina della circolazione dei capitali nella prima repubblica – o il repentino deflusso, come normalmente si sostiene. Ora, in Polonia i capitali sono già arrivati (ma non conosco i dati della bilancia dei pagamenti), probabilmente in maniera smodata come sostieni tu. Ma a questo punto il rischio è di un repentino deflusso. O no?

    • Ugo says:

      Beh, non per fare il pignolo, ma quando scrivo “il problema ce l’ha in casa, si chiamano capitali esteri in ingresso ” mi pare chiaro che il problema è stato l’AFFLUSSO (=ingresso).
      Per la cronaca, i dati li trovi qui:
      http://www.tradingeconomics.com/poland/current-account-to-gdp
      Il rischio ora è il deflusso, certo.
      L’unica possibilità di salvezza per me è abbandonare la banda di oscillazione ristretta dall’euro che hanno evidentemente adottato: nell’ultimo anno la variazione è +/- 5%:
      http://www.xe.com/currencycharts/?from=EUR&to=PLN&view=1Y
      E’ chiaro che questa fissazione di cambio ha MOLTO a che fare con partite correnti negative e persistenti.
      Svalutassero senza preavvisi, i capitali avranno meno fretta di levare le tende.
      Anche se, come dicevo, la frittata in parte è già stata fatta, si tratta solo di arrestarla o aggravarla.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

%d bloggers like this: