ROMA 8 GIUGNO 2014, III ASSEMBLEA NAZIONALE dell’ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità: INVITO, PROGRAMMA E LOGISTICA

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6 Risposte

  1. 2 maggio 2014

    […] passare all'azione politica in senso stretto, le invitiamo calorosamente ad essere presenti alla nostra assemblea, sciogliendo dubbi che eventualmente hanno e accettando il nostro invito. Soltanto venendo avrete […]

  2. 6 maggio 2014

    […] ingannati, se siete in disaccordo con il, comunicato dell'ARS sulle elezioni europee, ma l'8 giugno venite all'assemblea nazionale dell'ARS-Associazione Riconquistare la Sovrani…. Per un sovranista è 100000000000000000 volte più importante venire all'assemblea […]

  3. 4 giugno 2014

    […] […]

  4. 7 giugno 2014

    […] Tanti pregiati pensatori, nel valutare il periodo storico che stiamo vivendo, finiscono spesso con il confondere i termini della questione. Molte penne brillanti, infatti, denunciano di continuo “le scellerate politiche economiche imposte all’Europa dalla matrigna Germania, rigorista fino al punto da soffocare l’economia dei Paesi mediterranei della zona euro in quanto presuntivamente ancora ossessionata dal ricordo iper-inflattivo di Weimar”. Questa lettura, che suscita ilarità quando offerta da anime semplici e candide, disgusto quando proposta da vecchie baldracche che usano la penna al posto del preservativo, è certamente ridicola e falsa.  Utilizzando lo stesso metro di giudizio, probabilmente, finiremmo con il suggerire a tutti gli abitanti della Terra Santa di tenere per sicurezza un canotto in cantina al fine di esorcizzare il ricordo indelebile del famoso diluvio universale. Quelli che si limitano a leggere il presente con le lenti dell’economia non colgono la profondità del problema. L’Europa non è vittima di una classe dirigente temporaneamente ostaggio di dottrine tardo-friedmaniane smentite e spernacchiate alla prova dei fatti. No, non è questo il cuore del problema. L’Europa, ben più drammaticamente, è regredita sul piano democratico fino al punto da sconfessare nei fatti una serie di conquiste figlie della Rivoluzione Francese. Chi autorizza Barroso, Draghi e Lagarde a decidere cosa è bene per il popolo italiano o per quello greco? Sulla base di quale potere tali figuri si arrogano il diritto di condizionare le nostre vite? Nessuno di loro ha ricevuto un mandato democratico. Basta forse la supervisione del Cancelliere tedesco per legittimare l’adozione di scelte politiche cogenti per l’intero Vecchio Continente? Non scherziamo. Quindi, a pensarci bene, qual è la vera emergenze che meriterebbe di essere prioritariamente affrontata? Quella economica o quella democratica? Io dico quella democratica, e ne spiego il perché.  Se i burocrati europei comandano in assenza di legittimazione dal basso, vuol dire che riconoscono altrove la fonte della loro legittimazione. Siamo d’accordo sul punto? Bene. Ora vi invito a riflettere su un aspetto dirimente. L’assolutismo, combattuto e poi abbattuto dalle avanguardie massoniche che hanno aperto la strada alla modernità e alla libertà, spiegava come ogni potere “venisse da Dio”. I sudditi non avevano diritto di reclamare alcunché, chiamati solamente ad accettare l’ordine costituito per non turbare un sistema che vantava nel suo complesso sponsor invisibili ma tanto prestigiosi. La situazione odierna non è forse simile a quella pre-risorgimentale? Non basta sostituire la parola “Dio” con la meno impegnativa “Mercati” per tornare indietro di almeno due secoli? Tutti i sinceri democratici che nel passato lavorarono per abbattere l’ancien regime lo fecero in odio alla tirannide. Non tutti però condividevano la stessa idea di progresso e di democrazia. Liberali e socialisti, rivoluzionari e riformisti, tutti cementati dallo stesso desiderio di regolare definitivamente i conti con una classe di parassiti che campava a sbafo armata di una protervia pari solo all’arroganza. Allo stesso modo, oggi, che senso ha dividersi preventivamente in sovranisti o federalisti vivendo ancora soffocati sotto il tallone di una nuovo assolutismo mascherato? La dialettica ha senso solo in presenza della libertà. Ma noi non siamo liberi e, per prima cosa, dobbiamo prenderne coscienza. Chi non sa di essere di essere schiavo non è in grado di lottare per la libertà. Dobbiamo imporre ad ogni livello una governance democratica, così come i nostri esempi di ieri imposero ai diversi sovrani l’adozione di una Costituzione capace di limitarne l’arbitrio. E in questa battaglia per il recupero dell’essenza stessa della democrazia, sono utili tanto i sovranisti alla Marine Le Pen quanto i federalisti alla Tsipras. Ha senso dividersi ora in opposte fazioni, mentre Luigi XVI è ancora sul trono? Non credo. Chi vuole tornare a vivere all’interno di una società politica plurale, che conosca cioè la proprio interno il pacifico l’alternarsi di forze liberiste e socialiste, deve oggi fare massa critica contro il nemico comune: l’assolutismo di Bruxelles. Anche per queste ragioni e con questo spirito, in conclusione, parteciperò domani 8 Giugno, in quel di Roma, ai lavori dell’Ars (Associazione Riconquistare la Sovranità), felice di rispondere positivamente ad un invito pervenutomi dagli organizzatori dell’evento. Tutti i lettori de Il Moralista sono naturalmente invitati (clicca per leggere).  […]

  5. 7 giugno 2014

    […] Tanti pregiati pensatori, nel valutare il periodo storico che stiamo vivendo, finiscono spesso con il confondere i termini della questione. Molte penne brillanti, infatti, denunciano di continuo “le scellerate politiche economiche imposte all’Europa dalla matrigna Germania, rigorista fino al punto da soffocare l’economia dei Paesi mediterranei della zona euro in quanto presuntivamente ancora ossessionata dal ricordo iper-inflattivo di Weimar”. Questa lettura, che suscita ilarità quando offerta da anime semplici e candide, disgusto quando proposta da vecchie baldracche che usano la penna al posto del preservativo, è certamente ridicola e falsa. Utilizzando lo stesso metro di giudizio, probabilmente, finiremmo con il suggerire a tutti gli abitanti della Terra Santa di tenere per sicurezza un canotto in cantina al fine di esorcizzare il ricordo indelebile del famoso diluvio universale. Quelli che si limitano a leggere il presente con le lenti dell’economia non colgono la profondità del problema. L’Europa non è vittima di una classe dirigente temporaneamente ostaggio di dottrine tardo-friedmaniane smentite e spernacchiate alla prova dei fatti. No, non è questo il cuore del problema. L’Europa, ben più drammaticamente, è regredita sul piano democratico fino al punto da sconfessare nei fatti una serie di conquiste figlie della Rivoluzione Francese. Chi autorizza Barroso, Draghi e Lagarde a decidere cosa è bene per il popolo italiano o per quello greco? Sulla base di quale potere tali figuri si arrogano il diritto di condizionare le nostre vite? Nessuno di loro ha ricevuto un mandato democratico. Basta forse la supervisione del Cancelliere tedesco per legittimare l’adozione di scelte politiche cogenti per l’intero Vecchio Continente? Non scherziamo. Quindi, a pensarci bene, qual è la vera emergenze che meriterebbe di essere prioritariamente affrontata? Quella economica o quella democratica? Io dico quella democratica, e ne spiego il perché. Se i burocrati europei comandano in assenza di legittimazione dal basso, vuol dire che riconoscono altrove la fonte della loro legittimazione. Siamo d’accordo sul punto? Bene. Ora vi invito a riflettere su un aspetto dirimente. L’assolutismo, combattuto e poi abbattuto dalle avanguardie massoniche che hanno aperto la strada alla modernità e alla libertà, spiegava come ogni potere “venisse da Dio”. I sudditi non avevano diritto di reclamare alcunché, chiamati solamente ad accettare l’ordine costituito per non turbare un sistema che vantava nel suo complesso sponsor invisibili ma tanto prestigiosi. La situazione odierna non è forse simile a quella pre-risorgimentale? Non basta sostituire la parola “Dio” con la meno impegnativa “Mercati” per tornare indietro di almeno due secoli? Tutti i sinceri democratici che nel passato lavorarono per abbattere l’ancien regime lo fecero in odio alla tirannide. Non tutti però condividevano la stessa idea di progresso e di democrazia. Liberali e socialisti, rivoluzionari e riformisti, tutti cementati dallo stesso desiderio di regolare definitivamente i conti con una classe di parassiti che campava a sbafo armata di una protervia pari solo all’arroganza. Allo stesso modo, oggi, che senso ha dividersi preventivamente in sovranisti o federalisti vivendo ancora soffocati sotto il tallone di una nuovo assolutismo mascherato? La dialettica ha senso solo in presenza della libertà. Ma noi non siamo liberi e, per prima cosa, dobbiamo prenderne coscienza. Chi non sa di essere di essere schiavo non è in grado di lottare per la libertà. Dobbiamo imporre ad ogni livello una governance democratica, così come i nostri esempi di ieri imposero ai diversi sovrani l’adozione di una Costituzione capace di limitarne l’arbitrio. E in questa battaglia per il recupero dell’essenza stessa della democrazia, sono utili tanto i sovranisti alla Marine Le Pen quanto i federalisti alla Tsipras. Ha senso dividersi ora in opposte fazioni, mentre Luigi XVI è ancora sul trono? Non credo. Chi vuole tornare a vivere all’interno di una società politica plurale, che conosca cioè la proprio interno il pacifico l’alternarsi di forze liberiste e socialiste, deve oggi fare massa critica contro il nemico comune: l’assolutismo di Bruxelles. Anche per queste ragioni e con questo spirito, in conclusione, parteciperò domani 8 Giugno, in quel di Roma, ai lavori dell’Ars (Associazione Riconquistare la Sovranità), felice di rispondere positivamente ad un invito pervenutomi dagli organizzatori dell’evento. Tutti i lettori de Il Moralista sono naturalmente invitati (clicca per leggere). […]

  6. 7 agosto 2014

    […] Adesso che avete capito che serve molto tempo, adesso che avete votato per la prima volta la Lega, anche se magari siete del sud, o FdI, anche se da tempo non vi consideravate più propriamente di destra, o siete tornati a votare gli uomini dell’odiato Vendola, adesso che avete constatato che il M5S, in una elezione puramente ideologica – alla quale non partecipa in genere il popolino che alle amministrative, alle regionali e alle politiche si vende per piccoli piaceri – e quindi nell’occasione migliore, arretra rispetto alle politiche e mostra di avere già esaurito la forza propulsiva, adesso che avete capito che il marketing politico di Renzi, come un tempo quello di Berlusconi, non si deve sfidare con altro marketing politico – perché è il marketing politico che va uccisso, adesso non avete più scusanti, adesso VI TOCCA MILITARE. Venite a Roma domenica 8 giugno e associatevi all’ARS:http://www.riconquistarelasovranita.it/incontri/roma-8-giugno-2014-iii-assemblea-nazionale-dellars-a… […]

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